Risonanza magnetica come possibile terapia?

Giovedì, 18 Agosto 2016 15:37

L’ipotesi formulata in un convegno a Napoli; dal simposio emerge come la risonanza sia un elemento di crescente conflittualità tra medici e pazienti

La risonanza magnetica rappresenta oggi una potente arma diagnostica, oltre ad essere rispettosa dell’integrità dell’organismo umano in quanto non utilizza radiazioni ionizzanti; in futuro potrebbe diventare anche uno strumento di terapia. Lo ha spiegato Renato Apolito, responsabile dell’unità di diagnostica per immagini e radioterapia della Clinica Mediterranea di Napoli, nel corso di un simposio dedicato alla metodica che si è tenuta nella struttura partenopea.

Apolito ha evidenziato come la risonanza magnetica trovi applicazione nello studio del sistema nervoso, del sistema muscolo scheletrico, del sistema cardiovascolare, del sistema digerente, nei tumori femminili. In sintesi si tratta di “una metodica multivalente che si utilizza nello studio, praticamente, di tutto il corpo”. Presumibilmente, ha affermato il medico in un’intervista all’Adnkronos, un giorno “potrà essere usata come terapia. La possibilità di conformare i campi magnetici ci può permettere, in qualche modo di guidare (ed è già stato fatto) per esempio dei cateteri endovascolari in modo che possano raggiungere determinati distretti corporei. In un futuro si potrebbe ipotizzare, anche se al momento è un po’ fantascientifico, il viaggio di un farmaco collegato ad un vettore che sia sensibile all’induzione magnetica”.

Anche Luigi Chiariello, direttore del Centro cuore della struttura napoletana, ha sottolineato l’importanza di tale strumento evidenziandone la capacità di dare risultati e possibilità di diagnosi che altre metodiche non danno, come ad esempio avviene per quanto riguarda lo studio del cuore. “Nel campo della diagnostica per immagini – ha detto Chiariello – la tac, che è molto utile nello studio dell’apparato cardiovascolare, non dà, come invece fa la risonanza magnetica, la possibilità di uno studio anche funzionale delle valvole e dell’attività cardiaca. Con la tac – ha aggiunto il direttore – abbiamo immagini statiche mentre con la risonanza magnetica abbiamo tutta la cinetica cardiaca che può essere esplorata molto bene”.

Nel frattempo dal simposio è emerso come le risonanze magnetiche siano una causa di conflitto tra medici di famiglia e pazienti; un problema che si è accentuato con il recente decreto appropriatezza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Lo ha spiegato il presidente del Kos, cooperative mediche, Saverio Annunziata, secondo il quale “la domanda di risonanze magnetiche, come di tutte le prestazioni ad alto costo, negli studi dei medici di famiglia è sempre molto elevata rispetto a quelli che sono i bisogni reali”. Gli italiani, secondo il medico, avrebbero poca cultura sanitaria e, stando ai dati, farebbero più esami diagnostici e radiologici rispetto alla media europea. “Per prescrizioni più appropriate – sottolinea Annunziata – dovremmo essere molto più aiutati dagli specialisti che, in genere, inducono la richiesta. Molto spesso, però, entriamo in conflitto con il paziente anche perché lo specialista o l’universitario non si attiene alle indicazioni ‘burocratiche': non appone il timbro con il codice di iscrizione all’ordine, non specifica la diagnosi sospetta. Ci sono norme da condividere, senza le quali effettivamente il conflitto tra medico di medicina generale e il paziente, o con lo stesso specialista diventa intollerabile”.

Fonte: Responsabilecivile